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Padre Francesco vede la luce l’8
luglio 1924 a Raffadali, piccolo centro
agrigentino, a 420 m. sul livello del mare,
che si estende per 2219 ettari. Distante
appena 15 chilometri dal capoluogo, è
lontano dai grandi centri siculi. Riceve il
battesimo il 24 settembre 1924 e la cresima
il 27 novembre 1932 .
Raffadali e il territorio limitrofo erano
abitati da gente semplice, di estrazione
contadina. Le attività artigianali e
mercantili erano estremamente limitate e
modeste. Per lo più gli uomini validi che
non avevano emigrato erano dei braccianti o
piccoli proprietari di fazzoletti di
campagna, ancora non raggiunti dal profondo
processo di deruralizzazione che si
scatenerà di lì a un paio di decenni, nel
secondo dopoguerra. In quegli anni si
avvertiva una vibrante religiosità popolare,
frammista ad una sapienza antica e non
libresca, àncora di tradizioni ed abitudini
in parte autoctone e in parte retaggio della
lunga, anche se remota, dominazione araba.
La popolazione, nel censimento dell’anno
1961, contava 12.643 anime; ma negli anni
venti, era certamente più ridotta. Alla data
dello stesso censimento, a Raffadali
esisteva anche la scuola media inferiore,
invece ai tempi del Padre Francesco Spoto
c’era la sola scuola elementare. Così i
bambini erano costretti (quando avevano
avuto il tempo e la possibilità di ultimare
il corso elementare) a cercarsi un lavoro
per aiutare i genitori a mantenere la
famiglia che soleva essere numerosa.
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