Beato Francesco Spoto, Superiore Generale
della "Congregazione dei Missionari Servi dei Poveri -
Boccone del Povero", fondata dal Beato Giacomo Cusmano
il 21 Novembre 1887
l' uomo> maestro,
educatore e formatore
Tra i giovani:
maestro, educatore, formatore
Nei confronti dei giovani, Padre Spoto
nutrì un sentimento di amicizia, di paterno
affetto, di rispetto e di simpatia. Come
ogni persona responsabile e lungimirante -
da buon pedagogo, da attento formatore, da
“maestro” quale era - identificava nelle
giovani generazioni il veicolo di un
pacifico e libero progresso della patria. La
vera speranza di una nazione, il suo primo,
reale sostegno è proprio una gioventù
generosa e forte, ma forte anche nella fede.
La pace, la tranquillità, la concordia di un
popolo sono un arco le cui due colonne
portanti sono il senso dello stato e il
sentimento religioso. «Ciò che lega un
popolo è l’anima» - quello che le genti
germaniche ed anche il “tedesco” Francesco
Spoto chiamano Weltgeist - «non la somma
della gente che parla la stessa lingua».
Così diceva Alexander Solzenitzyn . A tenere
unito un popolo, più che la nascita, la
lingua, l’educazione, è la religione.
Padre
Francesco Spoto ai chierichetti
Padre
Francesco Spoto con gli allievi
dell'Istituto educativo mascile
Giacomo Cusmano di Palermo
Padre
Francesco Spoto in una conferenza su
Padre Giacomo Cusmano
Padre
Francesco Spoto con i novizi e gli
studenti di teologia al Collegio
Cusmano a Roma, 1963
Da ciò l’amorevole cura,
la profondità della preparazione e
l’aggiornamento continuo su ogni argomento
per offrire ai giovani il meglio di sé,
dovunque e comunque li incontrasse, nelle
aule scolastiche come in chiesa, in Italia
come in Africa.
L’idea di Paolo VI secondo cui “gli uomini
di oggi, specialmente i giovani, ascoltano
più volentieri i testimoni che i maestri”,
era già un motivo dominante nella vita del
Padre Spoto. Si uniformava ad una sorta di
autoimperativo categorico che gli
“intimava”, come un dovere, l’educazione dei
giovani, la loro formazione, da vivificare
con la presenza di Gesù e del Vangelo.
Imitando Gesù che “coepit facere et docere”
dava testimonianza con l’esempio e con la
dottrina .
A proposito della personalità
dell’educatore, il pensiero spotiano è
sintetizzato in queste due frasi:
Noi sacerdoti dobbiamo essere gli educatori
dei nostri religiosi e solo se avremo
un'intensa vita spirituale e un grande zelo
per la diffusione della fede, potremo
suscitare entusiasmo e virtù nei nostri
giovani.
L'esempio acquista forza trascinatrice
quando rispecchia il vero stato della nostra
virtù e della nostra personalità spirituale.
Dobbiamo istruire i nostri religiosi con la
parola, ma soprattutto con l'esempio .
E menziona Silvio Pellico: «Alla fede in
tutti i retti principi aggiungi il
proponimento d’essere tu medesimo sempre
l’espressione della verità in tutte le tue
parole ed in tutte le opere tue» .
Al progetto educativo e formativo dedica
ininterrottamente cure, amore e studio. In
mezzo ai tanti impegni, riesce a ricavarsi o
a scegliersi spicchi di tempo, qualche breve
occasione d’incontro ravvicinato, di dialogo
con i “suoi” giovani: guai farne a meno!
Nell’autunno del 1961, agli studenti del
seminario bocconista di Roma aveva rivolto
paterni consigli sulla prosecuzione della
loro formazione intellettuale e spirituale,
dando forza alle proprie parole con quelle
del Santo Padre Giovanni XXIII sulla
necessità di aver sacerdoti di buona
cultura:
L'inizio di quest'anno scolastico vi trova
riuniti qui a Roma, per continuare la vostra
formazione intellettuale e morale, in una
nuova casa, la cui realizzazione ha
ricolmato di gioia tutta la Congregazione.
Compito vostro sarà attualmente lo studio
per raggiungere quella maturità
intellettuale necessaria alle opere
dell'apostolato sacerdotale.
“Oggi più che mai, affermò Giovanni XXIII in
occasione del Sinodo di Roma, è evidente la
necessità della buona cultura. L'ignorante,
l'incapace non può, non deve essere ordinato
sacerdote”. Non può essere privo di una soda
cultura l'apostolo, al quale Gesù ha
affidato l'insegnamento e la predicazione.
“Docete omnes gentes”. Tale ufficio è
espresso con un termine anche più
significativo: “Eritis mihi testes”. Sotto
tale preciso aspetto gli apostoli sentivano
la loro missione, come appare dal discorso
di Pietro nel Cenacolo: “Testem
resurrectionis fieri unum ex istis”.
Confrontando i due termini, testis aggiunge
a doctor il concetto di una conoscenza
personale, di una realtà attuale, della
quale il teste si sente corresponsabile e
nella quale si sente impegnato nella sua
lealtà.
La verità religiosa non è una teoria, ma è
un fatto che interessa non solo un processo
conoscitivo, ma tutta la vita.
Il vostro studio non sarà, non deve essere
la ricerca di una verità che deve regolare e
plasmare la vostra vita e dirigere la vostra
attività apostolica. Studiando, deve
aumentare l'adesione dell'intelligenza alla
fede, lo slancio della volontà verso il bene
e il buono.
Nell'allocuzione tenuta per il solenne
inizio dell'anno accademico nell'Università
Lateranense il 28 novembre 1958 il Santo
Padre diceva: “L'occupazione prevalente
dello studio nelle Scuole ecclesiastiche
consiste nella ricerca e nella illustrazione
della scienza divina, non a semplice
contemplazione della verità religiosa, o
attinente alla dottrina teologica o
filosofica, ma anche a deduzione di
indirizzi pratici per l'apostolato delle
anime, che resta sempre il supremo ideale
della vita di ogni sacerdote, che intende
riuscire nella santa Chiesa del Signore
pietra solida di costruzione, e non ciottolo
informe ed inutile d'infausta dispersione” .
Delicato si pone in questa ottica il
problema della formazione permanente dei
sacerdoti e dei religiosi in genere. Padre
Francesco la pensa così: dal momento che è
la persona a dover rispondere alla chiamata
di Dio, la formazione dovrà essere
necessariamente personalizzata, dovrà essere
costruita cioè sulla natura e le capacità
dell’individuo. Altrettanto cruciale è saper
raggiungere il giusto punto d’equilibrio tra
la formazione della singola risorsa umana e
quella del gruppo al quale appartiene.
In un progetto di conferenze educative,
Padre Francesco sviluppa questo concetto:
“Sistema pedagogico per formare all’ideale
missionario S.d.P.” .
1°) Idea direttiva della propria vita:
ideale: seguire, amare Cristo Sacerdote.
Questo è il più grande ideale Cristo Servo
dei Poveri.
Sviluppo progressivo: conoscenza,
ammirazione, imitazione di Cristo.
2°) Indirizzare tutte le proprie energie a
questo ideale:
1. energie intellettuali: istruzione, studio
2. energie morali: volontà, carattere, virtù
3. energie corporali: purezza, rinunzia ad
una famiglia umana per impegnare anche il
corpo in questa tensione di lotta per una
conquista spirituale .
Il sacerdozio è inteso, è voluto ed è da
conquistare come una vetta perché il suo
valore per un religioso è superiore a
qualsiasi altro fattore umano e spirituale.
È quello che scrive al confratello chierico
Gaetano Dolcimascolo in una lettera:
Al Sacerdozio, la cui missione supera in
valore e dignità tutte le altre attività
umane, dato che si proietta nell'infinito,
bisogna portare fresche e sane le proprie
energie morali e intellettuali. Colgo quindi
l'occasione per ricordarti quante altre
volte ti ho detto: cuore puro, distaccato da
tutto e da tutti, cuore che ha palpiti solo
per Cristo, intelletto pienamente sottomesso
alla verità della fede, volontà completa, a
disposizione di Dio, che si manifesta per
mezzo dei Superiori.
Fervidi auguri dunque di felici progressi
nella santità e nello studio .
Studio, cultura, sì, anche tanta!, ma come
“contorno” della spiritualità. Così dirà
allo stesso Dolcimascolo: al sacerdozio devi
«[…] prepararti con San Tommaso, con Sant’Agostino
e con altri santi padri […] Cicerone come
contorno, non come piatto principale,
altrimenti resti digiuno intellettualmente e
spiritualmente» .
Che è un’eco del ... “[…] tu menti, non
cristiano, bensì Ciceroniano tu sei!” ;
rampogna ed ammonizione, a Girolamo, da
parte del “giudice” sfolgorante di “[...]
radiante luce” dinanzi al quale egli aveva
professato la sua fede cristiana.
Padre Spoto non lesinava ai propri
collaboratori, ma anche a se stesso,
raccomandazioni ed esortazioni a darsi delle
regole, delle linee guida per la
progettazione e l’esecuzione di lavori
intellettuali: si trattasse di articoli,
prediche, conferenze ed esercizi spirituali,
ecc., il testo doveva essere organizzato e
misurato secondo un parametro oggettivo che
riguardava, ad esempio, la durata ed anche
la periodicità e doveva tenere conto delle
circostanze e della tipologia degli
ascoltatori. Dunque, lo stesso argomento -
mettiamo una omelia - non può avere la
medesima durata di giorno e di sera, come
egli stesso ci chiarisce: «Ogni meditazione
deve durare 30 minuti, l’istruzione può
durare 40. Nelle meditazioni della sera,
ciascuna della durata di 15 minuti,
commentare l'enciclica del S. Padre “Santità
sacerdotale”. Nella prima meditazione
parlare del dovere di ubbidire al Pontefice,
Vicario di Gesù Cristo» .
A proposito poi della durata delle prediche
egli ci dice:
Una predica di 180 righi, corrisponde a 8
pagine (4 fogli) dura circa un quarto; di 16
pagine durerà circa mezzora.
Pagine Tempo
8 13’
16 26’
20 32’
Una predica non deve essere meno di 16
pagine .
Da Superiore tornerà sulla preghiera per
consigliare ai “sudditi” come fare il
migliore uso del proprio tempo, affinché ne
dedichino a sufficienza alla preghiera
sacerdotale: Santa Messa, ufficio divino e
meditazione. “Come” va usato il tempo?
È un’indicazione di qualità oltre che di
quantità. La Santa Messa va celebrata senza
fretta. Anche l’ufficio divino merita ogni
attenzione e va recitato bene. Molto tempo
va lasciato allo studio (“la scienza sacra è
necessaria al sacerdote”) ed alle letture
spirituali. Poco, pochissimo tempo va
accordato alla lettura di riviste e romanzi
frivoli come pure alla radio e alla TV .
All’inizio dell’anno scolastico 1963/64
durante la messa dello Spirito Santo, teneva
ai seminaristi questo “fervorino”:
L'anno scolastico, che si inizia fra qualche
giorno, scandisce il ritmo della vostra vita
giovanile e, in un alternarsi di lavoro e di
riposo, vi prepara lentamente all'avvenire,
in cui dovrete realizzare il vostro sogno di
apostolato.
Per il raggiungimento di questo ideale è
necessario l'aiuto del Signore e a tale
scopo celebriamo la messa dello Spirito
Santo per implorare dal divin Paracleto luce
e forza nell'adempimento del dovere
quotidiano. Luce alla mente; forza alla
volontà. Luce, perché l’intelligenza possa
aprirsi alla comprensione di nuove verità e
progredire nel campo della cultura; forza di
volontà per essere costanti nell'adempimento
del proprio dovere. Oltre a queste grazie,
ci vuole inoltre lo spirito di sacrificio.
Lo studio richiede raccoglimento e
riflessione; quindi rinunzia ai divertimenti
e agli svaghi, tranne quelli strettamente
necessari per riprendere nuove forze.
Dovete ancora tener presente che la scuola
non è solo la palestra della intelligenza,
ma è anche una palestra di virtù,
indispensabile al raggiungimento del vostro
ideale. Dovete quindi mettere tutto il
vostro impegno non solo per progredire nello
studio, ma per progredire ugualmente nella
pratica delle virtù e nella formazione
spirituale .
C’è una pagina commovente nella vita di
Padre Francesco. Si tratta di una lettera
che parte da Biringi il 5 ottobre 1964 ed è
un ringraziamento per gli auguri che i
“suoi” seminaristi gli hanno inviato per
l’onomastico (4 ottobre).
Carissimi seminaristi, sia Gesù amato da
tutti i cuori!
Sono rimasto proprio commosso nel ricevere
la vostra gradita lettera con gli auguri per
il mio onomastico, trascorso quest'anno, non
in mezzo a voi, ma in un angolo di foresta,
in mezzo ai negri. È stato però l'onomastico
più bello e più caro, perché trascorso in
mezzo ai nostri missionari, che hanno speso
il più bel fiore della loro vita, per
diffondere in mezzo ai pagani la fede di G.
Cristo.
Quanti sacrifici hanno essi fatto. Ma il
Signore li ha ricompensati facendo loro
raccogliere copiosi frutti di conversioni e
di bene. Ma ancora resta molto, moltissimo
da fare!
Col passare degli anni e con l'aumento delle
conversioni il lavoro apostolico si
moltiplica e ci vogliono quindi nuovi
sacerdoti e nuovi Fratelli, decisi a ogni
rinunzia e a ogni sacrificio per conservare
e sviluppare la vita spirituale di questi
neocristiani. Non sarete pronti voi a venire
quando sarete sacerdoti?
Coltivate fin d'ora il vostro ideale
missionario e pregate il Signore che vi dia
la perseveranza nella santa vocazione .
Sì, perché lo spirito missionario è una
risposta del sacerdote all’amore di Dio.
Quasi in limine mortis il suo senso del
dovere, la sua visione pastorale gli fa
avvertire impellente l’esigenza di proporre
il trasparente esempio di una vita
cristiana, caritatevole e forte, di un
costume senza macchia, come altrettanti
elementi indispensabili per la diffusione
del Regno di Dio.