Beato Francesco Spoto, Superiore Generale
della "Congregazione dei Missionari Servi dei Poveri - Boccone del Povero", fondata dal Beato Giacomo Cusmano
il 21 Novembre 1887

 
   
 
 

 

 
 

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Superiore Generale

Padre Prospero Sanfilippo, primo missionario bocconista, accanto al Superiore Generale uscente Padre Pietro Fazio e al nuovo Superiore Generale Padre Francesco Spoto


Padre Spoto fu molto apprezzato ed amato dai confratelli che lo vollero Superiore Generale nel capitolo del 1959 ed egli accettò, ma solo per servire con umiltà e amore, la Congregazione, donandole tutte le proprie risorse di intelletto e di cuore, la Congregazione.
Riservato e modesto com’era, non poteva certamente avere pensato né desiderato mai quella somma responsabilità; eppure non indietreggiò. Nel periodico del Boccone del Povero “La Carità”, all’inizio del suo servizio come Superiore Generale aveva scritto:
  «Accetto questa responsabilità dalle mani di Dio, con la fiducia che sostiene i deboli e colma le deficienze umane» .
Da allora il suo viaggio divenne la corsa di una costante ascesi al Signore e di alto profilo per l’impegno profuso verso il prossimo, specialmente i più poveri.
Instaurò un nuovo metodo di governo col servizio umile, sempre pronto, imparziale, generoso. Tutte le iniziative intraprese, alle quali seppe dare notevole impulso e tenace sostegno, vennero vissute in prima persona.
Senza trascurare alcuna delle mansioni precedenti alla elezione, s’impegnò totalmente nel governo di tutta la Congregazione. Visite di animazione vocazionale, conferenze sul Fondatore, predicazione, costruzione di una casa di spiritualità a San Martino delle Scale e della Parrocchia del “Cuore Eucaristico di Gesù”, e il trasferimento dello studentato teologico a Roma.
Studiò appassionatamente il carisma dell’amato Fondatore che si sforzò di fare conoscere, apprezzare ed amare: un vero incremento alla causa di canonizzazione del Padre Giacomo Cusmano, oggi Beato, fu dato - non a caso - dal Padre Spoto.
Sempre presente in ogni posto, affrontando ogni fatica, è stato un Superiore che, attingendo dal suo tesoro nova et vetera, arricchì la Congregazione con una ascesa che fu doverosamente riconosciuta da tutti. Aprì le comunità di Velletri (Rm) e Vallelunga (Cl). Poi diede continuità al lavoro missionario iniziato dal Padre Pietro Fazio, suo immediato predecessore. La Missione nel Congo trovò in Padre Spoto un attento e generoso animatore. Se la sua nobile esistenza non fosse stata stroncata in età ancora così giovane, il suo spirito missionario avrebbe impresso ai progetti dell’Istituto in Africa un forte e fecondo sviluppo.
Infatti, appena pochi giorni dopo l’elezione di Padre Spoto a Superiore Generale, Padre Prospero Sanfilippo, il 27 luglio 1959, partì da Palermo per l’Africa, come primo missionario della Congregazione dei Missionari Servi dei Poveri e come primo italiano nel Vicariato del Lago Alberto nel Congo Belga . Bunia, una cittadina dell’Alto Zaire, era allora la sede di tutto il Vicariato, grande quanto il doppio della Sicilia. Padre Sanfilippo fu inviato, per un anno, come professore nel Seminario di Fataki, da Mons. Mathysen, primo vescovo del suddetto Vicariato, poi nel luglio 1960 fece la sua prima esperienza missionaria a Luma che dista 85 chilometri da Biringi , dove arriva nel settembre 1961 per impiantare la prima missione “Bocconista”.
Il 19 novembre 1961, nell’omelia della Messa per la consegna del Crocifisso a due missionari Servi dei Poveri in partenza per il Congo per la costituzione della prima comunità “Bocconista” a Biringi, Padre Spoto dice:
Son sempre di viva attualità le parole che G. Cristo rivolse ai suoi apostoli: “Andate e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Come il Padre ha mandato me, così io mando voi”.
Gli Apostoli, seguendo l'ordine del divino Maestro, appena ricevuto lo Spirito Santo si dispersero per il mondo ad annunziare il Vangelo. S. Pietro evangelizzò il mondo giudaico e poi andò a Roma; S. Filippo andò in Etiopia, San Tommaso nelle lontane Indie e così in altre terre. L'ordine di predicare il Vangelo si trasmise dagli Apostoli ai successori ed è arrivato fino a noi, cristiani del XX secolo. Anche oggi nuovi apostoli, sacerdoti e laici, religiosi e suore lavorano in mezzo agli infedeli per far conoscere ed amare G. Cristo, il Redentore di tutte le genti.
Questo lavoro apostolico che si svolge in mezzo a coloro che non conoscono ancora la fede cristiana, si chiama missione e missionari son coloro che vi dedicano la loro attività.
Il lavoro missionario si svolge in tutti i luoghi in cui ci sono anime da salvare: nelle immense pianure ghiacciate dell’Alaska e nelle terre riarse dell’Africa; tra le foreste vergini dell’Equatore e nella Terra del fuoco. Dove c’è un’anima da salvare.
Dove c'è un'anima da salvare, ivi è presente il missionario col vangelo e il crocifisso.
La nostra attenzione si deve restringere alle missioni che si svolgono in Africa, il continente nero, ancora poco conosciuto. Dobbiamo considerare il problema delle missioni africane, poiché è ancora vivo il richiamo di Pio XII, e perché noi siciliani, tanto vicini a questo continente, dobbiamo sentirlo più di qualunque altra regione .

Le testimonianze di Padre Francesco che qui riportiamo sono espressioni della sua apertura al servizio della Chiesa e di ideale cusmaniano missionario, anche in terra d’oltremare.
Il 28 novembre 1961 scrive al Cardinale Vicario Clemente Micara:
Eminenza Rev.ma
Con intensa commozione ho letto e comunicato ai miei Confratelli la Venerata lettera inviatami dall'Eminenza Vostra in data 17 u. scorso.
Il sentire che il nostro umile lavoro è apprezzato da Vostra Eminenza, mentre ci riempie l'animo di una grande gioia, ci anima a corrispondere sempre più e meglio alla fiducia dimostrataci, e ci spinge a pregare il Signore perché dia a noi in abbondanza lo spirito di carità, dal quale animati, potremo essere degni servi della Chiesa e discepoli autentici del nostro venerato P. G. Cusmano.
Con il prescritto voto del mio Consiglio, che è stato dato con unanime e commossa soddisfazione, accetto l'offerta fatta da Vostra Eminenza per un centro Missionario della P.O.A. da istituire in codesto Capoluogo della diocesi suburbicaria di Velletri .

Nel gennaio 1962 un Vescovo americano si era rivolto a lui per avere sacerdoti italiani per la formazione e la catechesi dei figli degli emigrati italiani residenti nella propria diocesi. Questa fu la risposta:
Nella mia qualità di Superiore Generale, mentre ringra¬zio vivamente, concedo ben volentieri al P. Raffaele Salciccia il permesso di lavorare nella diocesi di Vostra Eccellenza, sperando che, in seguito, se e quando il Signore vorrà, qualche altro confratello possa a lui congiungersi.
Pregherei quindi Vostra Eccellenza di volermi cortesemente inviare una lettera da presentare alla S. Congregazione dei Religiosi per le necessarie relative pratiche .

A questa lettera segue la doverosa informativa a Sua Santità Giovanni XXIII:
Beatissimo Padre,
Io sottoscritto, Sac. Francesco Spoto, Superiore generale della Congregazione dei Missionari Servi dei Poveri, umilmente prostrato al bacio del Sacro Piede, espongo quanto segue:
S. Ecc. Rev.ma Mons. Giovanni King Mussio, vescovo di Steubenville, Ohio, U.S.A., si è rivolto per un gruppo, anche minimo, di Religiosi della mia Congregazione per il servizio spirituale dei Suoi numerosi fedeli di origine italiana.
Accogliendo volentieri, da parte mia, questo desiderio, chiedo alla Santità Vostra di volermi concedere il permesso d'inviare in quella Diocesi alcuni Religiosi .

Del suo progetto di far crescere le Missioni dei Bocconisti aveva già parlato con il Vescovo di Mahagi, Sua Eccellenza Mons. Kuba, dal quale si era recato appena giunto a Biringi (9 agosto 1964). A quell’incontro presenziarono Padre Sanfilippo, nella sua qualità di Fondatore e Superiore della prima missione della Congregazione dei Missionari Servi dei Poveri, e Padre Rinaldi, Economo Generale della Congregazione, che aveva accompagnato Padre Spoto in Africa .
Nella sua generosità non volle tenere tutto per sé e per gli stretti collaboratori questo impegno: lo comunicò al popolo festoso che era accorso alla missione per la santa Messa dell’Assunta, per bocca di Padre Sanfilippo poiché - nonostante avesse cominciato a studiarlo con grande impegno - non sapeva ancora esprimersi in lingala .
La sicilianità era un fattore reciproco di amicizia e di comunanza. I congolesi, parlando dei Missionari Servi dei Poveri, non avevano la percezione e la nozione del loro europeismo, ma li sentivano “non bianchi”, quasi dei fratelli: “non sono europei, sono ‘siciliani’”.
Il suo piano di crescita delle Missioni nel Congo non si fermava a Biringi. Circa un mese dopo la visita al Vescovo Mons. Kuba, Padre Spoto confidò a Benito Ruggiero il “sogno” di portare a tre le comunità dei Servi dei Poveri. Oltre a Biringi, pensava a Moberi, perché era il centro commerciale di tutta la regione e pensava ad una terza al di là del Kibali, a Erira oppure ad Adranga, per facilitare l’accesso in Uganda .
Tutto ciò nasceva dall’amore di Padre Spoto per l’Africa, amore tanto sentito da fargliela scegliere come nuova patria, la “terra promessa” vagheggiata dal Cusmano.
Non ne fece mistero - d’altronde - con nessuno, fin dai primi giorni trascorsi nella missione. Un giorno che erano tutti riuniti (Padre Spoto, Padre Sanfilippo, Padre Ruggiero, Padre Rinaldi, Fra Corrado) manifestò questa intenzione: «Qui a Biringi aleggia lo spirito del fondatore. Si è davvero missionari a tutti gli effetti, come voleva il nostro Padre, a tu per tu con i pagani. Nello stesso tempo si è davvero Servi dei Poveri, avendo scelto questi indigeni, che sono i più poveri di tutti» .
Questo suo sincero amore missionario per la terra africana fu diffusivo e contagioso come ogni vero amore. La popolazione locale lo avvertì, lo recepì, lo fece proprio arricchendosene e ricambiando commossa e grata. Tra le infinite concordi voci, quella del Vice parroco di Biringi, Padre Ivo Mawa Dockery: «[...] Padre Spoto è di nazionalità italiana, ma di sangue zairese, di cuore zairese» .
 
 
 

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