Beato Francesco Spoto, Superiore Generale
della "Congregazione dei Missionari Servi dei Poveri - Boccone del Povero", fondata dal Beato Giacomo Cusmano
il 21 Novembre 1887

 
   
 
 

     
 

 
 

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Finalità

«Il poeta cretese Nikos Kazantzakis (1882-1957) ha scritto questi bellissimi versi: “Parlami di Dio, / dissi al mandorlo. / E il mandorlo fiorì”.
Nella terra agrigentina, dove il mandorlo fiorisce prima che in ogni altra parte del mondo, troviamo la zolla natale del Padre Francesco Spoto, che ci ha parlato della bellezza di Dio con la sua vita. Come dal mandorlo della piana agrigentina, così dall’albero della santità Cusmaniana è fiorito Padre Francesco Spoto.
Un grande senso di timore mi prende nell’accingermi a parlare di una persona la cui riservatezza er ala misura dei suoi gesti, delle sue parole, della sua austerità, ma anche del suo modo di essere gioviale e allegro. Padre Francesco Spoto non era mai diventato un personaggio sul quale facilmente poter far scivolare articoli, parole, panegirici, saggi e quant’altro di genere giornalistico e retorico
Vorrei alzare il velo su qualche aspetto della vita, della personalità e della spiritualità del Servo di Dio, di quest’anima di fanciullo, ricca di passione radicale per la santità. Tutta la vita del Padre Francesco Spoto è come attraversata da un phil rouge: l’amore cusmaniano, che si mutò nel filo aureo dell’amore di Cristo, quando egli indossò la “ camicetta rossa” del martire.
Questo lavoro rivelerà qualche traccia della vita di Padre Francesco Spoto.
“Tracce” anche per indicare il volto spirituale e ciò che lo Spirito Santo ha scolpito nel cuore del Padre Francesco.
Le “tracce del volto” di Padre Francesco Spoto vorrebbero evidenziare pure i segni che egli ha lasciato alla Chiesa.
Tracce di un volto, infine, perché scopo primario di questo volume non è quello di scrivere una biografia storico-critica del Padre Francesco, ma di “tracciarne” appena la figura e narrare in modo particolare gli avvenimenti che lo portarono al “martirio”
Padre Francesco ha preferito “viaggiare” guidato dall’unica bussola, la sua coscienza illuminata dallo Spirito che lo ha portato al dono supremo, fondendo la propria volontà con quella di Cristo sul Calvario.
Ho scritto perché, pur vivendo in un paese che - come diceva Ugo Ojetti - è un paese di contemporanei senza antenati né posteri perché senza memoria, intendo fare emergere la luce di un “volto luminoso”, affinché sia lumen gentium e perché desidero ardentemente “ricordarlo” (cioè “ri-metterlo” nel cuore di chi possa averlo dimenticato) e “ri-proporlo” all’attenzione e all’amore di credenti e non credenti, ai popoli africani e soprattutto ai miei e suoi Confratelli.
Ho scritto perché voglio essere il custode e non il seppellitore della memoria di questo magnifico sacerdote, perché viva nei nostri cuori, perché il suo ricordo faccia luce e aiuti a dare senso alla nostra esistenza e possiamo affrontare con amore ed attenzione il momento presente, qui e ora, facendo tesoro dell’insegnamento passato, fecondando il sacrificio d’un “martire” che non viene custodito in una teca come una perla preziosa e intoccabile, ma viene assiduamente guardato, assimilato e reso vivo, operante. Questa è la memoria creatrice che dà vita e che sostiene la nostra vita, e questo è il fare memoria, necessaria e indispensabile, mai fine a se stesso. Memoria utile e fertile, infatti, è quella che incarnandosi nella concreta situazione di tempo e di luogo, diventa sfida, profezia e vita.
Ho scritto perché “il giusto se ne va, ma la luce rimarrà dopo di lui”, per citare Dostoevskij. La ricchezza spirituale e la testimonianza eroica del Padre Spoto, grazie alla comunione dei santi, confluisce nel patrimonio spirituale della Chiesa.
Egli ci è stato donato da Dio perché noi non fossimo più come se lui non fosse passato su questa terra.
Ho scritto, infine, queste pagine con la devozione di un figlio, con l’amore e la gratitudine di un confratello attratto dall’irresistibile incanto che ha esercitato su di me; ho scritto anche col desiderio di partecipare quest’amore a tutti coloro che vorranno leggermi. È vero, mi sono detto, siamo proiettati verso il futuro; ma la memoria dei santi è una testimonianza della coscienza di solidarietà tra i vivi e i morti che noi traduciamo nella professione di fede battesimale, perché il prototipo della santità è sempre lo stesso: il Cristo.
«Il ricordo non è mera evocazione del passato, ma certezza che il seme messo da Dio nella storia deve ancora fruttificare» : il ricordo del Padre Spoto è un seme messo dal Signore nella famiglia Cusmaniana e nella Chiesa, affinché dia abbondanti frutti.
Lo scrittore franco-rumeno Emile Cioran ha scritto: «Non la conoscenza ci avvicina ai santi, bensì il destarsi delle lacrime che dormono nel più profondo di noi. Soltanto allora, grazie alle lacrime, approdiamo alla conoscenza e comprendiamo come si possa diventare santo dopo essere stato uomo».
Ci si può accostare ai santi con le lacrime, ma soprattutto con la nostalgia. Perché, come ha scritto Endo Shusaku, uno dei più famosi e prolifici scrittori del Giappone: «Dentro il cuore di ognuno / c’è una gemma di santità pronta a sbocciare / e a profumare di sé l’universo. / Bisogna però spezzare / l’involucro che la imprigiona / per trasformarla / da gemma di ghiaccio / in gemma d’amore» .
Sento il dovere di porgere un sentito ringraziamento a tutti coloro che mi hanno aiutato in questo lavoro e, soprattutto, alle edizioni Dehoniane che si sono offerte di pubblicarlo.
Mi auguro che le “tracce” di questo splendido sacerdote ci aiutino a ritrovare i nostri veri e autentici lineamenti suscitando in tutti i lettori la nostalgia della santità.

+Mons Vincenzo Bertolone S.d.P.

 

 

Beato Giacomo Cusmano

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Giacomo Cusmano nacque a Palermo il 15 marzo 1834, fondò le Serve dei Poveri
( 23 maggio 1880), i frati ( 4 ottobre 1884) e
i Missionari Servi dei Poveri ( 21 novembre 1887). Morì a Palermo
il 14 marzo 1888, fu beatificato da Giovanni Paolo II, il 30 novembre 1983.

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