Beato Francesco Spoto, Superiore Generale
della "Congregazione dei Missionari Servi dei Poveri - Boccone del Povero", fondata dal Beato Giacomo Cusmano
il 21 Novembre 1887

 
   
 
 

 

 
 

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 I Simba


Patrice Lumumba, leader comunista puntò molto sull’entusiasmo dei giovani e dei giovanissimi. Fondò la “Jeunesse” , serbatoio dei soldati che chiamò Simba (parola che in lingua zwaili significa “Leoni”).
I Simba vengono reclutati nelle regioni del Congo dove costui aveva stabilito prima della proclamazione dell’Indipendenza il Quartier Generale, cioè il Kasai (dove egli era nato: esattamente a Katako Kombé, nel 1925), nella regione di Kivu e nella Provincia Orientale.
I discepoli di Lumumba: Laurent Kabila (l’attuale Presidente della Repubblica Democratica del Congo) il Generale Sunkalò, Bernard Salumu, Anicet Kashamura, Pierre Mulele, Antoine Gizenga continuarono l’opera iniziata con due motivazioni, la prima per dare continuità alla filosofia lumumbista; la seconda per vendicare la morte del leader avvenuta nel 1961 .
In prevalenza questi Leoni erano dei ragazzi scontenti e poveri. All’inizio, sembravano gente buona e ben disposta verso le Missioni.
Più diffusamente e con maggiore dovizia di particolari ne parla Padre Rosario F. Esposito :
I Simba avevano un certo numero di osservanze rituali e anche morali, le quali durarono per un certo tempo: per esempio non potevano avere rapporti sessuali, sicché essi sceglievano come persone di servizio o degli uomini o delle bambine; non potevano toccare né le persone né gli oggetti dei “non-consacrati”, perciò sia per offrir loro una sigaretta che per porgere loro un messaggio, bisognava depositarli per terra. La madre terra faceva cadere ogni impurità, ed il Simba allora poteva prender possesso dell’oggetto. Ben presto tutto questo complesso di osservanze, alcune delle quali, ognuno lo vede, avevano un aspetto assai nobile, caddero in completo disuso .
L’azione metodica, psicologica, politica dei quadri dirigenti del partito lumumbista, principalmente volta a indottrinare le giovani leve congolesi che per completare la formazione trascorrevano lunghi periodi in URSS ed in Cina, dove imparavano le tecniche di reclutamento e di inquadramento ideologico-militare, trasformò dei giovani semplici, per lo più poveri e di conseguenza scontenti della propria condizione, in guerrieri entusiasti e pronti a dare la vita per l’idea del Capo.
L’entusiasmo dei giovani diventò rapidamente - processo ben noto comune a tutte le ideologie totalitarie - fanatismo delirante fino al punto che cancellò i valori nei quali erano vissuti fino allora e nei quali si erano riconosciuti ed identificati, cioè le radici del villaggio, nel clan, nella vita povera ma sana, basata sul rispetto per i capi-famiglia e sulla gratitudine per i benefattori, tra i quali i missionari cristiani.
Non passò molto tempo perché essi, galvanizzati dal possesso delle armi, si rivoltassero contro coloro nei quali avevano creduto e dai quali erano stati beneficati.
I Simba pregavano, adoravano Patrice Lumumba, anche in memoriam : «Il nostro Lumumba dicevano è un altro Annibale che tiene testa ai belgi. È lui che si sta battendo per ottenerci l’indipendenza».
«Lumumba è più grande di Gesù Cristo. Questi è il Messia dei bianchi, mentre Lumumba lo è dei neri» .
«I missionari bianchi sono dei bugiardi. Predicano Gesù, salvatore dei bianchi, ma il nostro salvatore è Lumumba; è lui che dobbiamo pregare adorare» .

Il Padre Rosario Esposito ci informa che: «I Simba passavano da momenti assai “ragionevoli” a momenti di estrema cattiveria» .
L’ideologia per la quale i Simba erano pronti al sacrificio supremo era, come già detto, il materialismo ateo rivoluzionario ed antireligioso tipicamente marxista-leninista, africanizzato sotto alcuni aspetti. Inevitabilmente vennero colpiti uomini (religiosi e religiose, bianchi o nativi) e istituzioni religiose cristiane (protestanti e cattoliche): missioni, chiese, scuole, ospedali, ambulatori, consultori, asili ecc. Con la secessione e la guerra contro il Congo “ufficiale”, i “caschi blu” e i “mercenari”, i religiosi ed anche i cosiddetti “fiancheggiatori” vennero assimilati a tutti gli altri bianchi sfruttatori e razzisti.
Nel territorio dell’Ituri i Simba arrivarono alla fine d’agosto 1964, preceduti dalla sinistra fama di saccheggi, distruzioni e morte.
In una lettera dell’8 giugno 1993 al Vice Postulatore Padre Matteo Saladino, Sua Ecc.za Mons. Kuba, rievocando le vicende che interessarono il Padre Francesco Spoto, scrive:
«[...] I Simba nel mese di agosto 1964 hanno invaso l’Ituri, Biringi compreso. A partire dal loro arrivo in Ituri non vi è stata più comunicazione tra una parrocchia e l’altra.
[...] Non potevo più spostarmi per andare a qualche chilometro» .

Eppure, all’inizio, il loro atteggiamento nei confronti dei missionari e di tutti i fedeli non fu palesemente minaccioso: intimidatorio sì, ma non pericoloso. I giovani leoni non potevano non tenere conto - almeno fino al ricevimento di nuovi ordini al riguardo - che la maggioranza, per non dire tutta la popolazione congolese, cioè i loro fratelli, nutriva sentimenti di considerazione, di gratitudine, di rispetto e di amore verso i missionari. In ogni caso tutti erano beneficati dai missionari e tutti proteggevano i religiosi, bianchi e neri, uomini e donne. Per questo, l’odio xenofobo, ideologico e religioso, segnava il passo al cospetto di valutazioni politico-pragmatistiche.
Un altro elemento riuscì a frenare una parte, se vogliamo modesta, di questi giovani guerriglieri: essere stati alunni, ospiti, amici dei missionari; aver giocato, lavorato, studiato e pregato con quelli che ora avrebbero dovuto seviziare e uccidere.
Lo svolgimento dei fatti dimostra, ad abundantiam, che la tattica attendista dei Simba non si protrasse a lungo, purtroppo! E quando non agirono di persona delegarono a farlo i giovanissimi, i ragazzi della “Jeunesse” . Furono infatti una ventina di essi a stanare i tre missionari con tale tenacia da indurre Padre Spoto ad annotare nel proprio diario con tanta amarezza:
«[...] Che odio satanico! Fino all’ultimo momento non vogliono perdere la speranza di uccidere? Che strano accanimento! Sembriamo dei malfattori pericolosi» .
A proposito, Padre Sanfilippo racconta che ai Simba che volevano fucilarlo, egli diceva: «sarò giudicato dal popolo», come avveniva con molti altri. E la gente rispondeva: «Dobbiamo a lui se adesso abbiamo l’ambulatorio». Padre Sanfilippo così continua: «testimoniarono in mio favore» [...] «Ne ebbi piacere, evidentemente, soprattutto perché quelle testimonianze mi salvarono la vita» .
In effetti la popolazione, grata e riconoscente, si mostrò solidale con i Missionari e li protesse rischiando la propria vita.
Soltanto poche famiglie si astennero dal soccorrerli, specialmente durante la fuga, perché il Quartier Generale dei rivoltosi aveva comunicato senza mezzi termini che coloro i quali in qualsiasi modo avessero soccorso i religiosi (ospitandoli, nascondendoli, rifocillandoli, ecc.), sarebbero stati fucilati immediatamente.
Da quanto abbiamo ampiamente esposto ci sembrano ben evidenziati i motivi della feroce aggressione che Padre Spoto subirà in odio alla fede.
Giova, tuttavia, trascrivere qualche dichiarazione: in una lettera, datata 29 maggio 1994, l’attuale vescovo di Mahagi, Sua Ecc.za Mons. Runiga tra l’altro scrive:
[…] i quartieri generali che dirigevano la ribellione in Zaire erano di due specie che si dividevano la direzione di una gioventù zairese di giorno in giorno più violenta e anarchica, mano mano che guadagnava terreno.
È cosi che si trovò in Zaire una gioventù ribelle d'ubbidien¬za politico-economica che si attaccava in generale ai soli europei civili e agli Zairesi ricchi. E questo per impossessarsi dei loro beni e del loro potere.
La seconda categoria dei ribelli era piuttosto d'obbedienza ideologica: questi ribelli erano diretti da Zairesi che avevano fatto i loro studi in Unione Sovietica e in Cina.
Sono questi ribelli d'obbedienza sovietico - cinese che attac¬cavano (o combattevano) preferibilmente i Missionari europei e i preti, religiosi, religiose zairesi.
La nostra Diocesi di Mahagi-Nioka ha perso un sacerdote (dio¬cesano) e un seminarista a Mahagi, mentre tutti gli altri sacerdoti e le religiose erano riusciti a fuggire.
Il P. Francesco Spoto é stato vittima di questa categoria di ribelli d'obbedienza sovietico - cinese, per i quali l'ostacolo principale alla libertà di concezione comunista era senza alcun dubbio, la presenza dei Missionari bianchi e neri che insegnavano un’altra libertà, quella che viene dal Vangelo di Gesù Cristo .

Citiamo anche Mons. Kuba, Vescovo emerito di Mahagi, che nella sua lettera scrisse:
«All’inizio, i Simba non miravano ai missionari e non li attaccavano [...] Quasi come adesso, c'era la miseria. Il Signor Lumumba, comunista, era il loro sostegno» .
Ci sembra che non debba essere trascurata la riflessione che spesso gli intellettuali, che fungevano da maestri ideologici e da capi della gioventù congolese,
«rispettavano la consegna del comunismo che considera la religione “l’oppio del popolo”. “Costoro - i missionari e i loro formati - vi accecano, vi mettono nell'oscurità; noi vi portiamo la luce”, dicevano» .
Mons. Kuba mise in evidenza un altro aspetto che innegabilmente aveva una forte influenza tra i giovani congolesi. «Gli ex-allievi esclusi dalle nostre scuole, divenuti inaspriti, poiché cacciati per indisciplina, cercavano di vendicarsi contro i loro antichi formatori calunniandoli di ogni male perché subissero la morte; poiché, dicevano, è a causa di loro, dicevano, che sono divenuti infelici» .
Va da sé che i funzionari di partito e gli “intellettuali” secessionisti soffiavano sul fuoco:
sono incitati dai politici malcontenti... hanno attaccato alcuni bianchi che erano rimasti... compresi i Missionari bianchi e bianche e anche tutti i Sacerdoti congolesi, religiosi e laici che erano equiparati ai bianchi e considerati dai Simba come responsabili della loro miseria sociale.
Tutti dovevano morire, i Missionari bianchi erano ricercati dai ribelli (Simba) dapprima a causa della loro razza e in seguito per la loro Religione cattolica o protestante... .

Sono questi Simba che nella stessa regione uccideranno Suor Clementina Anuarite Nengapeta alcuni giorni prima di Padre Spoto, che semineranno la morte tra i sacerdoti e le suore congolesi, anch’essi, seppure malauguratamente dimenticati, Martiri della fede.
Mons. Kuba così prosegue:
[...] Secondo ciò che ho scritto brevemente a proposito della ribellione e della morte dei nostri Missionari e dei nostri fratelli e sorelle congolesi, risulta che Padre Francesco Spoto è veramente Martire della Carità, dell’amore» .
Gli fanno eco alcune testimonianze di fedeli congolesi:
Il Signor Herman Banga, disse:
Come motivi, c’è lo choc delle predicazioni e della parola di Dio predicate dagli uomini di Dio, il desi¬derio dei beni materiali che essi pensavano trovare nelle parrocchie, quindi i politici stessi che non avevano alcuna religione. Essi dicevano: “Voi (i missionari) siete pieni di voi stessi, noi distruggeremo tutti i vostri beni materiali” - ed altre parole cattive e ingiurie contro la religione. Per questo bisognava, a qualunque costo ucciderli per accaparrarsi i loro beni .
Théophile Kumbau afferma:
Cristiani, insegnanti, catechisti, i Bianchi così come i loro collaboratori erano mal visti. Le loro parole e i loro gesti nei confronti della religione ne erano la dimostrazione. In caso di rifiuto di dar loro ciò di cui essi avevano biso¬gno, voi siete ucciso.
I missionari erano ricercati poiché essi costituivano un freno per la maniera di agire dei Simba .

Walter Mokili dichiara:
Non saprei dare dei motivi. Era un fenomeno all'ordine del giorno che i simba cercassero e odiassero i preti per la loro predicazione; gli stipendiati per il loro modo di vita.
Utilizzavano delle parole ingiuriose, sporche e piene di calunnie. Missionari e collaboratori erano ricercati a qualunque costo per essere uccisi, a causa della verità che insegnavano .

La concordanza di queste dichiarazioni, dunque, è un’ulteriore dimostrazione dell’ideologia che muoveva i Simba: rimuovere l’intralcio della religione che con la predicazione del Vangelo ostacolava, secondo loro, ogni sistema politico e opprime la libertà dell’uomo.
Michele Baumgarten ha scritto:
«Vi sono epoche in cui discorsi e scritti non bastano a rendere generalmente comprensibile la verità necessaria. In tempi simili le azioni e le sofferenze dei santi devono creare un nuovo alfabeto per svelare nuovamente il segreto della verità. Il presente è un tale tempo» .
Poco prima d’essere assassinato dagli integralisti islamici il 2 agosto 1996, Mons. Pierre Clavière, Vescovo di Orano (Algeria) aveva detto:
[…] poiché siamo cristiani sappiamo che la nostra fede comporta il silenzio di vederci esposti all’incomprensione, alla persecuzione, al pericolo per […] il nome di Gesù. Sappiamo che il discepolo non è più del Maestro e che Gesù non ci ha mai promesso una vita facile. […] Semmai abbiamo immaginato una religione fuori del mondo, un rifugio vellutato […] abbiamo sbagliato porta .
 
 
 

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