Beato Francesco Spoto, Superiore Generale
della "Congregazione dei Missionari Servi dei Poveri - Boccone del Povero", fondata dal Beato Giacomo Cusmano
il 21 Novembre 1887

 
   
 
 

 

 
 

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Il Contesto storico-ambientale

 
La tragica storia dell’attuale Repubblica Democratica del Congo incomincia l’indomani della proclamazione della sua indipendenza dal Belgio: 24 giugno 1960. I primi cinque anni del nuovo stato furono caratterizzati da lotte di potere, conflitti fra politici e militari, crisi di governo, disordini e violenze.
Le ragioni delle divisioni erano di varia natura: etniche, storiche, linguistiche, politiche; inoltre nei solchi delle divisioni si inseriva, subdolamente o sfacciatamente, l’azione politica e diplomatica delle potenze straniere, facenti capo ai due schieramenti mondiali contrapposti.
Apparentemente in posizione di equidistanza tra i due blocchi si ponevano i cosiddetti Paesi non allineati i quali, però, finivano per gravitare in una delle due aree di attrazione, per lo più in quella socialcomunista, che aveva nell’URSS e nella Cina le punte egemoni ma non concordi, perché - di fatto - l’una cercava di scalzare l’altra .
Nei lunghi mesi della Conferenza di Bruxelles (1959-1960), i leaders degli eterogenei movimenti e partiti indigeni - per necessità politica ed in vista di un grande obiettivo comune - avevano momentaneamente messo a tacere tutte le ragioni di divisione e di contrapposizione.
Il primo Governo si presenta alla “nazione” congolese e al mondo intero nel segno dell’“unità nazionale”, nel senso che il presidente della Repubblica, Joseph Kasavubu, aveva compiuto sforzi di alto equilibrismo perché esso rappresentasse tutte le componenti ideologiche ed etniche in parità di peso.
Il primo Ministro Patrice Lumumba è dichiaratamente filo comunista (più vicino all’URSS che alla Cina), però gode anche della stima degli stessi USA. L’altro personaggio di spicco, - Joseph Désiré Mobutu - Ministro della Difesa e Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate, invece, è esponente della Destra Militare ed è appoggiato dalle potenze occidentali, principalmente Belgio e Francia, che tentano di contrastare la penetrazione comunista in tutto il continente africano per non perdere gli immensi privilegi economici e strategici in Africa equatoriale (francofona).
Tra questi due leaders si colloca una costellazione di elementi più o meno schierati, i quali sono oggetto dell’“attenzione” dei paesi “non allineati”, India in testa. Il Segretario generale dell’ONU Dag Hammarskjöld aveva inviato l’ambasciatore indiano Dayal quale Rappresentante permanente delle Nazioni Unite nel Congo, unitamente ad un cospicuo contingente di “caschi blu”.
Il rapimento e l’assassinio del Primo Ministro, Patrice Lumumba (ad opera di elementi secessionisti katanghesi di Ciombé), fungono da detonatori in una situazione già di per sé esplosiva.
I Lumumbisti di varia estrazione, guidati da Antoine Gizenga, si ritirano dal governo nazionale e ne formano uno proprio nei territori dove da sempre possono contare sul fanatico sostegno della stragrande maggioranza della popolazione.
Inizia così la secessione lumumbista che segue quella già in atto nel Katanga .
Dalla secessione allo scontro armato contro quello che rimane della Repubblica del Congo unitario, il passo è brevissimo. Il territorio equatoriale africano diventa un solo immenso campo di battaglia, nel quale i soldati degli opposti schieramenti non risparmiano le popolazioni inermi, specialmente i secessionisti lumumbisti, volutamente e odiosamente perseguitano i civili bianchi ed il clero. La persecuzione è particolarmente accanita perché, oltre al risentimento e allo spirito di vendetta contro il “bianco”, entra in giuoco anche l’ideologia comunista atea, materialista e antireligiosa .
Puntuale e illuminante l’analisi compiuta dalla rivista “La Civiltà Cattolica”:
La crisi politica che travaglia ancora questo immenso paese si ripercosse specialmente sulle missioni cattoliche inaugurando un vero regime di terrore nella provincia Orientale e nel Kivu, quella parte dell’ex colonia belga dove Lumumba aveva stabilito il suo quartier generale e dove il comunismo s’era più largamente infiltrato diffondendo sentimenti di odio e di vendetta, antagonismi tribali ed esaltazioni da magia nera. Il triste bilancio di una persecuzione che raggiunse la punta più acuta in febbraio e marzo è formato dalla morte di due missionari, il P. Renato di Voos dei Padri Bianchi, belga, e il P. Giuseppe Tegels, prete del S. Cuore, congolese, da arresti, espulsioni, maltrattamenti, sevizie innominabili, violazioni, incendi; non abbiamo ancora una statistica completa di queste sofferenze che formeranno il nuovo martirologio della Chiesa cattolica congolese .
La rivoluzione congolese prese qua e là nelle varie regioni colorazioni diverse; l’unico fattore accomunante fu l’odio per tutto quello che poteva essere riferito al passato regime dei colonizzatori bianchi.
Ecco spiegato, allora, il lungo elenco di uccisioni di civili e, soprattutto, di suore, di religiosi e sacerdoti, come documentato nella “statistica dei morti” .
 
 
 

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