
Presentazione
Sono passati più di quarant’anni da quel
27 dicembre 1964 che ha accolto fra le
zolle africane il corpo martoriato del
Padre Francesco Spoto, settimo
successore del Beato Giacomo Cusmano.
La descrizione che il Servo di Dio fa
nel suo “Diario” degli ultimi giorni di
vita, fuggiasco nella boscaglia attorno
al territorio della missione di Biringi,
diocesi di Mahagi-Nioka nella Provincia
orientale, conserva ancora tutta la sua
freschezza e ci immette non solo nella
dinamica degli avvenimenti politici e
sociali che attraversò il Congo in quel
periodo ma anche e soprattutto
nell’animo del Padre Spoto, che
gradualmente accetta il disegno di Dio
su di lui.
Gli avvenimenti sono quelli succedutisi
dopo l’indipendenza dal Belgio della
nazione congolese (1960), con tutto
quello che ne seguì di ostilità fra
opposte fazioni politiche. Si è nel
momento più cruciale e incontrollato,
quando i giovani indottrinati di
ideologia marxista vedono nel bianco e
nel missionario il loro nemico e si
scatenano sistematicamente contro le
missioni, unica realtà in grado di
venire incontro ai bisogni della
popolazione locale. La vicenda avrà
termine quando il futuro presidente
Mobutu Sese Seko riuscirà a prendere in
mano la situazione e assicurare alla
nazione, per diversi anni, una certa
stabilità.
In questa situazione matura la scelta
del Padre Francesco Spoto, recatosi a
visitare e confortare i tre confratelli
- P. Prospero Sanfilippo, P. Benito
Ruggero, Fr. Corrado Mangione - che
avevano portato in quel lembo d’Africa,
da qualche anno, il carisma cusmaniano.
Quando la situazione si aggrava, pur
potendo rientrare in tempo in Italia,
preferisce restare sul posto. Il 7
novembre di quell’anno 1964, lo stesso
giorno in cui iniziano le annotazioni
sul “Diario”, scrive al vicario generale
della Congregazione P. Francesco Blanco:
“Io vorrei venire anche adesso per
liberarmi da queste sofferenze fisiche e
morali, ma il dovere m’inchioda qui. Con
quale coscienza posso lasciare quest’opera
della Congregazione nella virulenta
crisi che attraversa?”. E in previsione
del peggio stende le sue dimissioni da
superiore generale. Non passeranno molti
giorni dall’inizio delle sue peripezie e
del suo calvario, descritti nel Diario,
che culmineranno nella sua offerta:
“Signore, prendi la mia vita ma salva
quella dei miei confratelli”. E il
Signore accetterà la sua donazione.
Gli appunti del Diario si interrompono
al 10 dicembre.
Il giorno dopo Padre Spoto viene battuto
dai giovani “leoni” (i “simba”) e si
spegnerà all’alba del 27 dicembre.
Il 26 giugno di quest’anno 2006 il Santo
Padre Benedetto XVI, a conclusione del
regolare Processo canonico, ha
autorizzato la promulgazione del Decreto
riguardante il martirio del Servo di Dio
Padre Francesco Spoto. A breve seguirà
la cerimonia di Beatificazione. Un altro
modello di vita cristiana, scaturito dal
grembo della comunità ecclesiale di
questa nostra Sicilia, si aggiunge allo
stuolo luminoso di testimoni del Risorto
del tempo passato e recente.
La riedizione del Diario e la sua
lettura ci aiutino a scoprire più da
vicino la tempra umile e forte del Padre
Spoto e ad accogliere la Beatificazione
come stimolo a far fruttificare nella
nostra vita quella grazia battesimale
che segna per tutti l’origine del
cammino di santità e la sfida quotidiana
di collaborazione con il Signore là dove
Egli, nei suoi imperscrutabili disegni,
ci chiama a fiorire.
Palermo, 4 ottobre 2006 |